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Saint X(5)
Author: Alexis Schaitkin

Solo che adesso l’atmosfera si è un po’ guastata, vero? Ogni anno la stessa delusione; è infantile, lo riconosce, ma il problema è questo: non ha ancora trovato il paradiso, non proprio. Perché, come succede ovunque, sotto sotto si riduce tutto a un mucchio di corpi con i loro variegati escrementi, e a dove gettarli, è un caos sempre in procinto di esplodere. La settimana prima di arrivare qui, a Manhattan una tormenta ha impedito la raccolta dei rifiuti per qualche giorno. Nel tragitto dalla Stazione centrale all’ufficio, sui marciapiedi svettavano cumuli di sacchi della spazzatura alti un metro e mezzo. Agli angoli delle strade, i bidoni straripavano e tutt’intorno era disseminato di ossa di pollo, hot-dog smangiucchiati, pannolini; sul cemento scorrevano fiumiciattoli di caffè stantio. Ha visto un piccolo terrier con un maglioncino rosso urinare ai piedi di una pila di sacchi; accanto a un altro ammasso ha visto una densa pozza beige, e per qualche istante è rimasto a fissarla incuriosito prima di avvertirne la puzza e rendersi conto che era vomito. Attraversando quello spettacolo, in testa aveva solo l’immagine di una spiaggia tropicale e un pensiero: “Grazie a Dio, me ne vado lontano da qui.” Ma adesso che è lontano, adesso che è sull’isola, non può fare a meno di chiedersi se la bouganville non sia l’unica maledettissima differenza, se per caso questo posto non replichi le stesse identiche brutture rivestite da un’ingannevole patina di bellezza.

Un pallone di gomma giallo si alza in cielo. Una decina di bambini si lanciano all’inseguimento sulla sabbia. Sono le dieci del mattino, l’inizio dell’ora dedicata ai giochi dei più piccoli. Mentre loro giocano, i genitori approfittano del tempo libero. Proprio nel momento in cui il pallone giallo raggiunge l’apice, una madre freme per l’intensità del primo orgasmo in un mese. Un’altra ci è quasi vicina e spera con tutto il cuore che il marito duri abbastanza. Un’altra coppia, che aveva tutte le migliori intenzioni di fare sesso, sta russando a letto. Le coppie bevono Tequila Sunrise nella vasca idromassaggio, leggono in spiaggia, macinano chilometri fianco a fianco sui tapis roulant del fitness center. Una donna si mette in posa per il suo compagno davanti all’oceano, cercando come può di nascondere le cosce flaccide. Per un attimo se li dimenticano, i figli. Per un po’, è quasi come se non fossero mai esistiti.

Claire non ci sa fare con i giochi. Durante la camminata del granchio, cade. “Forzaaaa,” la incita la compagna nella corsa con i sacchi. Dopo appena due passi nella gara dell’uovo sul cucchiaio, l’uovo rotola giù e le si spiaccica sul piede. Ma soprattutto, non ci sa fare nella misteriosa trattativa che vede i bambini riunirsi in coppie o in gruppetti, assicurandosi un amichetto inseparabile per l’intera settimana. Persino Axel dal Belgio, che non parla inglese, riesce a legare con un ragazzino scalmanato. La velocità con cui fanno amicizia la lascia stordita, come in una centrifuga; quando si ferma, il mondo si riassesta e la compravendita delle amicizie è conclusa, stabilita, senza di lei.

Il ciccione serve il pranzo alla famiglia. Lo vedono risalire la spiaggia, il vassoio pesante in bilico sulla spalla. Inciampa. Le patatine fritte si riversano sulla sabbia.

“Chiedo scusa,” dice quando li raggiunge. “Ve ne porto altre.”

“Non preoccuparti. Ce ne sono ancora parecchie,” lo rassicura la madre. “Clairey, tesoro, non scrivere.”

La piccola resta di sasso, beccata con l’indice a mezz’aria. Stava scrivendo la parola patatine. Nasconde la mano dietro la schiena. Nel dito avverte il pizzicore di quella n lasciata a metà e della e. Le toccherà finire più tardi.

“Lasciala in pace,” sbotta Alison. Prende la mano di Claire, se la porta alla bocca e le dà un bacetto.

La madre sospira. La figlia minore ha preso quest’abitudine qualche mese fa, il dito indice ondeggia e disegna cerchi nell’aria. “Sto scrivendo,” ha mormorato Claire di fronte alle domande della madre. Ne hanno parlato con lo psicologo della scuola, un errore – da allora Claire è diventata sfuggente, elusiva, lo fa solo quando pensa che nessuno ci faccia caso. Per le madri è una battaglia continua: come fai a sapere se un comportamento è solo un tantino bizzarro o se è il caso di allarmarsi? Quanti danni puoi causare a tuo figlio se affronti un problema come se rientrasse nel primo caso, mentre invece si tratta del secondo?

Sistemati i piatti sui tavolini tra le sdraio, Clive sfila dalla tasca un piccolo asciugamano e si tampona il sudore sulla fronte.

“Morirai di caldo con i pantaloni lunghi,” osserva il padre.

Alison gli lancia uno sguardo fulminante, che lui ignora. Se i padri dovessero fare solo commenti approvati dalle figlie adolescenti, in pratica non parlerebbero più. I genitori si scambiano un’occhiata. Hanno notato un cambiamento nella figlia. Ultimamente, la sua volubilità adolescenziale nasconde un pizzico di giudizio moraleggiante. Ancora più inedito è quel suo sprezzo condito di sospiri, come se loro non meritassero neanche lo sforzo di un suo parere. Che sia chiaro, lei adesso va al college.

“Non è così insopportabile,” farfuglia il ciccione. “Da voi l’inverno è molto freddo?”

“Spietato,” risponde il padre. “La neve non ci dà tregua. Ti invidio, ogni giorno ti svegli di fronte a questo spettacolo.”

“Anche qui ci sono gli uragani,” replica il ciccione.

“Qualche anno fa ce n’è stato uno molto violento, vero? José?”

“Luis.”

Il padre batte le mani. “Luis! Proprio quello.”

“Seicento case e quasi tutte le scuole sono andate distrutte.”

“Che tragedia,” commenta la madre.

Il padre non si capacita di come certa gente possa continuare a vivere in un posto dove si verificano eventi del genere. Arriva alla conclusione che nella loro indole dev’essere radicata, sin dalla nascita, la consapevolezza della perenne possibilità d’incorrere nella distruzione, del rischio di perdere tutto, perciò vivere qui per loro è molto più facile di quanto non lo sarebbe per lui. Non è una sua mancanza di carattere, probabilmente se fosse nato qui sarebbe stato come loro, capace di sopportare l’imprevedibilità con una compostezza stoica. S’immagina nei panni di una persona simile – è bello dimenticarsi di sé per avvicinarsi a un io che accetta serenamente le vicissitudini planetarie.

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